Dalle questioni familiari non si esce mai vivi.
Generazioni di rabbia e silenzi che si riversano su figli deboli che poi costruiscono famiglie che tentano di districare i nodi del passato e mettere pace.
Non mi fido degli abbracci delle persone anche se mi piacciono, perché conosco il distacco che possono nascondere. Non so sedere ad un tavolo che mi ricorda tante domeniche dell'infanzia senza pensare che io sono lì come se fossi figlia di nessuno. E non riesco a tollerare che le invettive di un vecchio vengano lasciate morire come farneticazioni di un pazzo.
Non riesco a non tentare di arrivare alla verità e questa è la mia condanna, perché forse tanti intrighi sono fatti per rimanere insoluti e morire con chi li ha causati.
Ma è impossibile guardarsi allo specchio senza chiedersi se il germe dell'incomunicabilità e dell'esaltazione non ci appartenga, se nel nostro sangue non ci sia la stessa pazzia che ha condannato tre generazioni ad inutili sofferenze e distacchi.
Il ballo mi perseguita.
Ogni tanto mi capita di intercettare una samba ed i miei piedi si muovo da soli.
Oppure dopo aver visto due spettacoli di Broadway ogni tanto vengo presa dall'istinto di emulazione e metto su il cd del fantasma dell'opera per darmi a danze scomposte e impresentabili.
Oppure sogno di coreografare un mio saggio di danza ed immagino i passi che meglio potrebbero sposarsi con la musica elettronica che amo.
Ad ogni modo c'è una ballerina frustrata dentro di me.
ogni tanto mi torna la voglia di scrivere,
ma poi mi passa.
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