Mi chiedo quando sono diventata un essere umano così orribile.
Sono le quattro e quaranta minuti.
Alle tre e mezza sono uscita da casa di K e sono passata al conbini a comprare le ultime stupidaggini da riportare a casa e poi ho preso la strada del dormitorio per l'ultima volta addentando un dolce alle castagne che adoro ed ascoltando il suono dei miei passi.
La casa è in disordine e devo ancora chiudere i bagagli, ma ormai è praticamente vuota e fatico a riconoscerla.
Alle sei meno un quarto mi avvierò verso la fermata dell'autobus e alle sei e sei minuti partirò per Mitaka, da cui adrò a Shinjuku, da cui andrò all'aeroporto di Narita.
Per ora bevo caffè cercando di rimanere sveglia e vago per internet come se niente fosse, guardando ogni tanto verso la sveglia che sta ancora sul comodino.
Sono ancora del tutto inconsapevole e impaziente di leggere le lettere che mi hanno lasciato i ragazzi, ma so che se le leggessi adesso la tristezza sarebbe davvero troppo e così ho deciso di farlo sull'aereo.
Alle undici e mezza sarò già in aria dritta verso la Siberia, chissà se ci sarà il sole.
Mi chiedo quando ho smesso di avere desideri.
DELLE MIGRAZIONI OLTREOCEANO E DEI LORO PREPARATIVI ALL'ALBA DI UNA DOMENICA DI MARZO
Ora che ho staccato tutto dalle pareti e che ho sgomberato e pulito accuratamente la cucina, mi guardo intorno e sono di nuovo al punto di partenza.
Sono di nuovo com'ero quel mattino di Aprile in cui carica di bagagli, distrutta dal viaggio e completamente sudata sono arrivata in questa stanza e mi sono ritrovata dentro a questa scatola bianca. Bianche le pareti, chiari i mobili, giallognolo il linoleum.
Alle sei del mattino ho deciso che era il caso di smettere di tentare di prendere sonno. Mi sono alzata ed ho aperto le tende, poi in piedi sul letto ho cominciato a staccare tutte le foto attaccate alla bacheca. Subito dopo sono passata alla bacheca sopra alla scrivania e ben presto tutto è tornato ad essere bianco.
Dopodiche ho deciso che era il turno della cucina e del mobile del frigorifero. Ho tolto tutto e pulito ogni scaffale, buttando kili di roba e ritrovando involucri e carte di ogni tipo.
Ora ho finito e non so bene che fare visto che stanotte la passeremo insonne per stare con S che domani parte ed io domani che è Lunedì dovrò essere attiva e sveglia per fare un sacco di cose che ovviamente ho rimandato all'ultimo.
Forse dormirò oggi pomeriggio per essere attiva stasera, mi sembra di essere tornata ai ritmi impazziti di dieci anni fa.
Anche oggi il tempo fa schifo.
Oggi siamo stati a Tsukishima ma non so esattamente perché. Non c'è niente oltre ai ristoranti di Monja yaki, una roba che sembra vomito e che non sa di niente e a cui fra l'altro è dedicata un'intera strada, e ai pochi rimasugli artchitettonici del bel tempo che fu.
Da lì ci siamo mossi verso il lungofiume del Sumida e siamo praticamente ritornati al punto di prima costeggiando il fiume. Di fatto ci trovavamo su un isolotto occupato interamente da altissimi palazzi residenziali e prati curatissimi. Anche la riva è curatissima e piastrellata e a me ha fatto pensare a quei film americani in cui una tipa biondissima e atletica corre con gli auricolari e gli occhiali da sole. Il tempo era orribile e cadeva una pioggia fitta e fastidiosa, nel crepuscolo si distinguevano solo le luci dei grattacieli e dei ponti dai colori sgargianti, mentre nel cielo con l'avanzare del buio le nuvole prendevano uno strano colorito rosa.
Siamo tornati alla metro e ci siamo divisi tutti, noi con H a Ichigaya per prendere un caffè di addio. Non c'eravamo mai stati, pare che una volta fosse il punto di raccolta dei locali delle geisha e forse lo è ancora. Abbiamo preso qualcosa in un posto un po' goffamente chic e poi ce ne siamo tornati alla stazione. Un altro saluto, H quasi commosso, io non lo so, non sento niente, ma mi ha comunque fatto uno strano effetto.
Ah che fatica, vabè facciamo che la giornata è finita così, va.
Ultimamente questo blog da un po' sul patetico, ma visto e considerato che non ci viene praticamente nessuno, che ho tutte le attenuanti visto che una partenza è sempre un grosso stress e visto soprattutto che il blog è mio e se voglio essere patetica è il posto più adatto per esserlo, ho deciso di fregarmene.
Andrà a finire che mi ritroverò recensita su kb.
I’ve been sleeping so strange at night
Side effects they don’t advertise
I’ve been sleeping so strange
With a head full of pesticide
Bright Eyes - We are nowhere and It's now
Ho liberato la mia stanza con una velocità impressionante. Credo che questo indichi che sebbene abbia vissuto qui per più di un anno, le cose perse superano di gran lunga quelle trovate, sia materialmente che invisibilmente.
Solo le pareti sono ancora piene di foto e di carte varie attaccate nel corso di quest'anno. Rimando la smobilitazione da un po' e cerco di capire cosa tenere e cosa buttare.
Martedì verranno gli incaricati a staccarmi luce e acqua, S sarà già via e la mia casa sarà praticamente vuota. So già che ci sarà un gran silenzio ed io scapperò da qualche parte per il resto della giornata. Sc e gli altri passeranno l'ultima notte assieme, io non sono stata invitata e di certo non proporrò la mia presenza e non desidero di essere invitata per gentilezza.
Credo proprio che passerò l'ultimo giorno qui da sola, il che è in un certo modo interessante visto che in teoria le ore prima della partenza andrebbero passate con le persone più importanti. Io non ho delle persone importanti qui, o almeno non ne ho di reciprocamente importanti, per cui le ultime ore saranno strazianti più del dovuto.
Poi quando penso che gran parte della colpa è mia e dei miei stupidi sogni mi sento ancora peggio ed ho paura di non volerne sapere più niente una volta tornata.
Questa partenza è un disastro.
Non so per chi sorriderai, è come eliminare il vuoto che è presente ancora.
Scisma - Armstrong
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